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Categoria: Camelot Blog
Ecce Agnus Dei, ecce Qui tollis peccata mundi 5 Aprile 2009

Scritto da Camelot
Come una pecora fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca
[Atti 8,32.33]
Monir ha sperato che il buio lasciato
sulle coste di Tripoli fosse l’ultimo atto di una notte infinita,
ma adesso sa che l’alba è lontana, adesso che è schiavo nella bella Sicilia
Pensava che fosse nel nord del mondo che stesse scappando
invece aspetta ogni mattina sulla provinciale
un furgone che lo porta a crepare o a sperare, ma non può dire a lavorare
lui che non esiste su un foglio chiamato permesso
lui che mangia, dorme e vive in un cesso.

Diana ha molte cose da rimettere a posto
nella borsa rossa che porta a tracolla
spedisce in Romania tutto ciò che guadagna.
Una volta è una cuoca, una volta è una parrucchiera.
Se non piove sarà fuori stasera.
Tutta la virilità che non ti puoi permettere altrove
costa appena trent’euro devi solo accostare.

Silvia ha pensato che si potesse acquistare
Come un divano o un frigo anche un si su un altare
per tenerlo poi esposto, tra le tende di mamma che
paga le rate di ogni pezzo che serve.
Lei intanto porta il conto di una vita sfuggente,
di svolgimenti corretti allo stesso esercizio,
fatto un milione di volte, ormai solo un vizio
e alla fine del gioco c’è solo la fuga
torna a prendere posto in una bella credenza
torna esposta alla polvere tra la laurea e un’ortensia
continua ad essere lo specchio della vita di un’altra

Risorgerà anche per loro? Vincerà anche per loro la morte?
Sarà nuova speranza di vita per sempre?
per chi la vita la perde e per chi non la prende
per chi per vivere la deve vendere
per chi teme ogni cosa, per chi non teme niente
per quelli che hanno avuto tutto e non hanno tenuto niente

Mariano è su un muro, è ancora un posto che può permettersi
ha la barba di un mese, oggi è Pasqua e anche oggi è da solo.
Apre il suo uovo dentro c’è lo stesso vuoto
che aveva a Natale che aveva anche altrove.
Quando aveva vent’anni, le sere di giugno sembravano eterne,
sembrava anche che non potesse finire quella voglia nel sangue
di provare a vedere, se vincere o perdere era affare di nervi.
Vinceva il più forte era l’unica regola, era la regola che voleva insegnare
ora la canna della sua P38 la passa lenta tra la tempia e gli occhiali
si tratta solo di saper aspettare il giusto momento per farla sparare.

Don Roberto si chiede da dove pregare
per Wanda, per Samuel per Ramon per Chiara
che hanno tre giorni di vita alle spalle e che hanno quel virus
che è Amore Immenso Dio Salvatore
loro che non hanno avuto nemmeno il tempo
per compiere il peccato originale, già sanno che tutta la vita
sarà un continuo oscillare tra la vita, la morte, la strada e l’ospedale.
Eppure Roberto quand’era ragazzo credeva che il tutto che c’era da fare
fosse aprire la via alla speranza di amare, non credeva che il ruolo
da sopra all’altare imponesse le regole per come fare
a trasmettere la morte, ma senza peccare.

Risorgerà anche per loro e per loro vincerà la morte!
Sarà nuova speranza di vita per sempre!
per chi la vita la perde e per chi non la prende
per chi per vivere la deve vendere
per chi teme ogni cosa, per chi non teme niente
per quelli che hanno avuto tutto e non hanno tenuto niente.
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