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Categoria: Camelot Blog
Ab sofort! Il muro di Berlino non divideva il cielo 8 Novembre 2009

Scritto da Camelot

Credo che sia state una di quelle cose che hanno per sempre dimostrato che gli accordi, la burocrazia sono un mondo di carta che viene spazzato via dagli eventi, quelli che portano dentro la rivoluzione, quelli che sono la rivoluzione.
Quelli che dimostrano che non basta il terrore o una buona dose di voti ed il controllo della polizia, delle carceri, di quello che chiamano il controllo delle menti per poter scrivere una verità assurda, un non senso storico.
Qualcuno aveva pensato che il cielo sopra Berlino fosse divisibile e d aveva costruito un muro per terra per tenere i buoni da una parte ed i cattivi dall’altra.
C’è una canzone che mi ha fatto sempre sognare, ad un certo punto dice “siamo alla frontiera con la macchina bloccata, ma lui ce l’avrà fatta: la musica è passata”.
Qualcuno stava tenendo l’orologio della storia fermo ad una mattina di agosto quando la follia criminale di chi pensava che alcuni uomini fossero più uguali di altri eresse un muro per controllare il nemico e per non permettere a qualcuno di vivere secondo la propria volontà.
Mi piace pensare a Gunter Schabowski che legge le nuove disposizioni che sanciscono la transitabilità del confine tra la DDR e la Germania Federale. È impreparato Schabowski, non sa che sta per parlare a nome di un governo che non esiste più. È abituato, come tutti i portavoce, a domande addomesticate, è abituato a silenzi compiacenti o timorosi. Ma due domande, banali ed inevitabili gli fanno capire che sta annunciando disposizioni che già sono attuate in tutta la Germania (una Germania). La prima: la transitabilità riguarda anche il muro? E lui, impreparato risponde che riguarda tutto il confine, quindi anche la città di Berlino. A quel punto bisogna solo sapere da quando e lui, a braccio, il volto congelato: Ab sofort! Da subito! basta con questa cosa…il muro cadde con due parole.
Immagino i berlinesi dell’est andare ad ovest, passare sotto quelle porte e guardare inermi soldati che poche ore prima facevano paura e sparavano. Le loro inutili consegne, imparate a memoria, nei campi di addestramento diventare lettere morte su un foglio carta. Penso ai morti, quelli che non ce la fecero a scappare, ma che intanto tentarono. Penso a quelli che ce la fecero. A quelli che avevano a Berlino un amore, un affetto, un genitore, una casa, un albero, un cane, qualsiasi cosa dalla parte sbagliata e gli fu sottratto anche il diritto ad un addio. Penso a quelli che la mattina si svegliarono per 28 anni, 2 mesi e 26 giorni e lo videro lì, abominevole follia della degenerazione umana. Penso a quelli che sono morti il giorno prima di quel 9 novembre, senza sapere che stava per succedere e il loro sogno si sarebbe avverato. Sarei stato tra quelli che hanno passato la notte a fare su giù, dentro e fuori il confine. Le guardie, senza ordini, inutili orpelli di un regime morto. Io sarei stato tra quelli che attraversando il muro, guardando il cielo, che è uno solo su Berlino come su tutto il mondo, avrebbe pensato: FANCULO!!!
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