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Categoria: Sport
Tributo a Marco Pantani 15 Aprile 2008

Scritto da Big Pant
Ancora una volta un pensiero per Marco
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  1. Pantani a Courchevel
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Forse hai pensato che ti stavano portando la colazione in camera, quando hai aperto la porta. Magari credevi che avessero sbagliato stanza quegli uomini che non avevano vassoi tra le mani. Oppure no, li stavi aspettando, perché già allora non ti lasciavano in pace mai. Perché, magari, glielo avevi già fatto notare a tutti, che non eri una cavia, e che controllare andava bene, ma prima bisognava decidere cosa e come. Magari, loro stessi, vedendoti di fronte, saranno stati in imbarazzo, e andando via erano già un po’ sollevati dal fatto che tu avessi risposto con rassegnata calma. Chissà in quanti si erano già messi in cammino solo per vederti passare e in quanti si stavano dando appuntamento fuori dal tuo albergo per vederti prima della punzonatura.Non ricordo neanche se era un giorno di sole o di pioggia, ricordo solo che eri circondato dai carabinieri quando sei uscito dall’hotel, come se fossi stato un delinquente, invece i carabinieri erano lì solo per difenderti dall’amore di chi ti voleva troppo bene.E per difendere chiunque dalla rabbia di un popolo innamorato che avrebbe potuto ribellarsi all’inciviltà di quella mattina, vedendoti allontanato dal tuo palcoscenico, sottratto alla tua storia. Chissà cosa hai pensato davanti ad una notizia così incredibile? Anche i più scettici ci sono cascati perché era troppo esagerata per non essere vero.Come se avessero organizzato uno scherzo impossibile. E come dovevamo sentirci noi se non derubati del nostro sogno? Altro che “i francesi che ancora si incazzano”, avrebbero pianto tutti anche questo anno, altro che specialisti di una corsa sola, la bandana era la bandiera che ci univa tutti ed il pirata l’avremmo seguito a Milano e a Parigi, perché eri così grande che il Giro o il Tour da soli erano troppo piccoli per te. Cosa importerebbe ora dire che in fondo bastava aspettare la fine della mini squalifica per risalire in bici e dimostrare al Tour che non c’erano avversari.A cosa sarebbe valso dire ai troiani che Enea avrebbe costruito una nuova Ilo mentre i muri della città cadevano sotto i colpi del nemico? Qual'' era la storia che ci aveva fatto innamorare? Era quella dell’elefantino con la testa tonda e calva, con le orecchie enormi ai lati del cranio, che quando scattava gli si gonfiavano le vene sulla testa, e a noi si spellavano le mani negli applausi e quando non avevi più fiato nei polmoni anche noi eravamo in apnea, Aprica Marmolada, Deux Alpes, Alpe d’Huez, quante volte abbiamo urlato il tuo nome. Ci piace ancora vedere le tue foto, non quelle dove ridi, che sono così rare, né quelle che ti ritraggono a braccia alzate, che sono tantissime, ma quelle dove si vede la tua schiena, il tuo numero sul lato sinistro della maglia e si capisce che stai attaccando.Perché è così che ti ricordano i tuoi avversari, era l’ultima immagine che rimaneva nei loro occhi, poi si alzava il vento, la vela del pirata prendeva aria e tu volavi solo verso la vetta. Non sarebbe servito a niente ricominciare daccapo, perché avevi ricominciato troppe volte e ogni volta, quando tutti pensavamo che fosse finita, solo tu ci avevi creduto, avevi avuto ragione e noi ci eravamo stupiti di come sembrasse finita per sempre e invece non finiva mai. E ora eravamo tutti a dire che sarebbe ricominciata come prima, più di prima, ma questa volta hai detto no. Ma non ti abbiamo creduto perché eravamo ciechi, e tutti speravamo che un nuovo Enea avesse costruito una Ilo nuova e migliore, che un pirata nuovo avesse disegnato nuove traiettorie sulle vette d’Europa e noi ci saremmo ancora stupiti di quanto fosse inossidabile. Perché noi non potevamo fare a meno del sogno, perché in esso ci specchiavamo egoisti. Ma il sogno era prima di tutto tuo e dovevi continuarlo tu. Ti abbiamo aspettato ancora, perché ti abbiamo amato, e più vedevamo che tutto andava contro di te e più credevamo che alla fine saresti tornato come tutte le altre volte più forte di tutte le altre volte. E quando fu chiaro che non credevi non solo più al sogno, ma neanche a te stesso e tutti facevano a gara per sbagliare di più, aspettavamo con il cuore pieno di tristezza che ogni luce si spegnesse su di te per poter continuare a sognarti in silenzio. Ci saremmo scaldati alla memoria perenne delle tue salite, non di certo per la cronaca pietosa dei tuoi incidenti, e mentre tribunali e giudici ti restituivano, senza neanche vergognarsi, quello che avevano pensato di toglierti, sembravi sparito.Ma come potevano toglierti qualcosa che non avevi? Non l’avevi addosso il nostro amore, ognuno di noi lo serbava dentro di se pronto a versartelo addosso alla prima occasione, alla prima salita, alla prima impresa, alla prossima volta.Ma tu sapevi che la dignità non si misura in sentenze, e noi sapevamo che nessun giudice poteva toglierti il nostro amore ed eravamo convinti che ci saremmo incontrati ancora. A noi sarebbe bastato anche solo saperti in bici, in pianura, sul lungomare di Riccione, nessuno aveva ammainato la bandana, e se non si poteva sventolarla ancora in faccia al mondo da Parigi o da Milano ci saremmo accontenti di seguirla ovunque tu l’avessi portata. Ma eri troppo grande per l’Italia o la Francia o per entrambe contemporaneamente, noi eravamo attaccati al nostro sogno, ma a te l’avevano portato via. Quando leggiamo il tuo testamento “andate a vedere cos’è un ciclista” possiamo solo immaginare cos’èri dentro veramente, per noi eri un sogno, ma per te non potevi che essere un uomo. Se quanto è solo un uomo lo sa solo Dio tu devi averlo visto da vicino, perché eri così solo che non ti accorgevi più di quanto ti amavamo. Credevamo che non potessi non sentire che eravamo comunque dalla tua parte e che dopo un così grande amore non poteva esserci niente altro per noi. Quello che non volemmo capire era che neanche per te sarebbe potuto esserci un altro amore, l’avevi amata tanto quella fatica nelle gambe che non potevi amare null’altro che quel quadro bellissimo che era la tua favola e che credevano di aver sporcato. Ma fu solo un piccolo ed insignificante timbro, freddo e vuoto come l’aula di un tribunale. Quando abbiamo saputo che avevi scelto il giorno di San Valentino per lasciarci qui, l’abbiamo capito subito che in realtà, quello che a tutti sembrò una fine, era l’inizio di un’altra fuga. L’ennesimo scatto e non sarebbe stato il tuo funerale a separarci, la nostra storia sarebbe continuata, la bandana ora la portiamo noi, non è più la firma delle vittorie del pirata, è la vera del nostro amore, e le storie d’amore non muoiono mai. Come te!Ciao.
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