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Categoria: Camelot Blog
On demand 21 Novembre 2009

Scritto da Camelot

Chissà se si sarà ricordato di quel pomeriggio che rientrò dal cantiere dove stava costruendo una nuova città, a misura d’uomo. Forse aveva ancora sulla testa il suo casco protettivo, magari lo appoggiò sulla sedia di fianco a quella dove prese posto, o forse aveva ancora le mani sporche di quella polvere invisibile che certi presidenti operai si portano appresso anche quando presidenti ancora non sono ed operai non sono, non sono stati e non saranno mai. La fronte sudata, su cui campeggiava timida, ma inesorabile, una incipiente calvizie, era già pronta per questa nuova sfida. Davanti a lui, pochi amici fidati, entusiasti ed eccitati per la novità. Poche sedie dentro un garage o una di quelle stanze che il futuro avrebbe battezzato “sala Hobby”, ma che all’epoca si chiamavano ancora interrati. Contro il muro un televisore e dentro la scatola magica non la Rai (“non è la Rai” sarà stato anche il nome fortunato di una trasmissione, ma sono certo che in quel pomeriggio riecheggiò più volte, questa assiomatica identità, in quella stanza mezza sommersa nel fango della terra padana che ancora non sapeva di padaneggiare). Sullo schermo in bianco e nero apparve una distinta signora che in un italiano perfetto, evidentemente curato ad arte per evidenziare il merito di essere padrona della sua lingua, decantò i pregi di un divano appoggiato sotto un tabellone azzurro, che appariva nello schermo di un grigio appena accennato. Tutto dava un tono di cielo fresco di primavera a l’intero l’ambiente, ma nella scatola magica appariva in modo da donare solo un’aria rassicurante all’intorno. Finì di parlare dopo qualche minuto e poi partirono gli applausi dei fedelissimi che nella stanza a fianco avevano seguito il tutto senza staccare gli occhi, come si fa quando Rivera scende in campo la domenica alle 14 e 30 di inverno e alla 15 e 30 d’estate.
Mamma mia!!!! furono le prime esclamazioni. Potremo trasmettere via cavo tutte le pubblicità che vogliamo e quando vogliamo. La nostra gente, che abiterà nella nostra città (quella a misura d’uomo che stava costruendo), comprerà quello che vogliamo. Glielo porteremo a casa ogni 20 minuti. Non ci fu bisogno di aggiungere altro, occhi bagnati di emozione, si abbracciarono. Il futuro non stava bussando alla porta, la stava abbattendo e solo un sordo non poteva sentire l’eccitazione crescere tra i progetti che inziarono a fioccare nella stanza. Qualcuno immaginò già delle insegne luminose, uno studio di registrazione vero, dei camerini. I più smaliziati capirono che al posto della distinta signora bisognava mettere una che avesse da offrire un decoltè più armonioso, altri immaginarono “paiettes” colorate e studi pieni di luce. Qualcuno sognò di andare in onda lui proprio in prima persona, ma lo sguardo del capo antennista già faceva prefigurare la possibilità di chiamare qualche grande nome, fiduciosi si aspettava che lui parlasse. In fondo di soldi e idee ne aveva già sfornati tantissimi e nessuno si spiegava come aveva fatto, ma lo aveva fatto. Senza indugiare oltre mentre tornavano al pian terreno salirono le scale frementi di sentirlo parlare, ancora non aveva detto nulla. Era eccitato si vedeva, gli dissero, pensa potremmo convincere gli abitanti che raggiungiamo via cavo di come organizzare la nostra città, qualcuno parlò a bassa voce, trasmettere le partite del Milan, in fondo non rubiamo nulla, le facciamo vedere solo a degli abbonati. Un altro che era intraprendente più di tutti, pur di scucirgli qualche parola, accennò a quanto avrebbero pagato i socialisti per far scorrere il faccione di Bettino nelle case di quei milanesi che attaccati al cavo avrebbero aspettato dalla scatola magica tutte le novità. Verità disse….anzi corresse. Ma nessuno capì, almeno al momento. Intanto erano usciti all’aperto e indicando il cielo chiese a tutti cosa vedessero. Iniziò l’antennista che era bravo, ma non troppo dotato di fantasia. Disse l’azzurro, seguirono i fantasiosi con demenziali variazioni al tema sull’infinito, poi il più fedele accennò ad aquiloni, mongolfiere, Dio.
Finalmente parlò, ma il suo verbo, che solitamente suonava nelle loro orecchie come stradivari o il canto delle sirene di Ulisse, rimase incomprensibile. Si dipanò solo con gli anni, quando azzurro…Italia….televisione…novità….verità….comprare…..vendere……opinione….voto assunsero significati inaspettati. Disse: “vedo un cavo”. Avete capito cosa significa “on demand”?
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