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5 Dicembre 2009 |
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Scritto da Camelot
natale 2004.
Tutto quello che ho di questo uomo è una fotografia in bianco e nero. Vestito con abiti consunti ed il dito indice sinistro ad indicare un posto esistente solo nella sua mente. Gli occhi coperti dalla loro stessa ombra, il volto scavato e sofferente di una vita intensa, di umanità vissuta, di calore sottratto al sole e passato attraverso il labirinto della follia fino al massimo della propria negazione nel ritiro autoprigione di Meudon.A un caro amico, con affetto. Corrado Sembra un indiano, ma non lo è. Il suo volto è la sintesi del quotidiano consumarsi della natura umana in una progressiva, lenta, inesorabile deriva di decomposizione fisica e morale, di idee e di azione, di pensiero e fatti, di anima e carne. Quando vedo il dorso bianco di “viaggio al termine della notte” mi appare come se fosse un’ostia trasversale nel mio tabernacolo di libri, transustanzia della follia di Celine in inchiostro che verga pagine e solca la mia fantasia e l’arsura di comunione ad esso che si accende in me. Come se il domani mi riservasse una grande impresa…finirlo di leggere per partecipare alla sua mensa.. |
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