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7 Dicembre 2009 |
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Scritto da Camelot
Camminavamo a testa bassa lungo le sponde del lago. Una nebbia fredda saliva dall’acqua entrando nei nostri vestiti, e l’umido ci si attaccava addosso come colla spalmata col pennello. Lui ovviamente fumava e pensava, io zitto mani in tasca cercavo di portarlo su un argomento “mio”, volevo farmi spacciare qualche sogno da due soldi, di quelli buoni per quattro passi, ma che mi aiutano a tirare avanti. Lui è bravo, sa tutto, conosce campioni e sport di fatica, un terreno in cui coltivo alberi d’alto fusto. In gola ancora un po’ del sapore della mia birra in bottiglia, concessami dallo scimmione del bar in un mugugno di rimprovero, perché una rum va comunque nel bicchiere. L'avrei considerato se avessi fatto solo questo sbaglio, ma a questo punto posso ignorarlo. Piccole anatre fendono il lago, le vedo come ombre bianche nel grigio della nebbia. Lascia uscire fumo sapientemente, come se girandogli nei polmoni gli avesse chiarito le idee e l’avesse preparato a questa verità. Una colonna di vapore caldo si apre a cappello di prete sulle nostre teste e indica precisamente il posto che il lago ci ha assegnato. Poi, parla, dopo un silenzio lungo più di qualche metro. A Barcellona ha fatto una figura di merda. Al Milan non sarebbe successo mai. |
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