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Categoria: Camelot Blog
Mes que un club 9 Gennaio 2010

Scritto da Camelot

Certe volte scrivevo il mio nome e aggiungevo capitano del Torino e della Nazionale. Il fatto della Nazionale era più per dare al Torino un grande giocatore che per un’ambizione personale. Il fatto di essere capitano del Torino, invece, era un’aspirazione individuale. Lo sentivo pure una sorta di diritto acquisito per aver dormito per interi anni con la favola della buonanotte che aveva Mazzola, Meroni, Ferrini, Claudio Sala, Pulici, Graziani, Radice, Rigamonti, Menti, Ferruccio Novo e Pianelli come personaggi principali.
Crescendo iniziai a sognare di esserne l’allenatore, perché i sogni si evolvono. Dopo aver vinto tutto da calciatore avevo bisogno di allenarla quella squadra. Immaginavo i discorsi da fare prima delle partite e avrei saputo come bloccare certi centrocampi potenti mettendo in campo anima e cuore granata.
Invecchiando ho sognato di esserne il presidente. Il comunale in festa ogni domenica per vedere una squadra vera, una squadra TORO. Anche non necessariamente trionfante, ma una squadra che potesse incarnare un modo di vivere lo sport e anche la vita, se è vero che abbiamo bisogno di modelli, quali che essi siano.
Sul prato del Camp Nou ho sognato di vederlo perdere uno a zero davanti a centomila catalani in delirio per aver sconfitto una squadra meno attrezzata ma mai doma. Capace di correre per tutta la durata della corrida, incurante del risultato, protesa solo verso l’ideale sportivo della contesa leale e combattuta per l’onore della maglia.
L’aggressione, il clima che vive la squadra, le ombre ed i sospetti, la scelta di non giocare (GIUSTISSIMA!!!!!), la maglia infangata d’infamia e non di terra, pioggia e sudore, il nome accostato alla peggiore antisportività. Il TORO prostituito ad ore è peggio di ogni retrocessione. Se non potrà più essere il Torino che sognavo va bene uguale. Va bene anche il campionato nazionale dilettanti. Ma che sia IL TORINO….MES QUE UN CLUB.

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