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Categoria: Camelot Blog
Volevo mandarti un sms...... 15 Marzo 2010

Scritto da Camelot
....ma non ci sarebbe entrato tutto quello che volevo dire.
Caro il mio amico delle domeniche in bicicletta,
le parole hanno un valore importante e forse “amico” è troppo, magari nel suo senso più autentico, e allora caro il mio “compagno di viaggio” (e compagno non l’ho scelto a caso, ma perché ha un significato preciso). Magari in questi giorni, anzi in questi giorni hai cose più importanti per la testa e forse non vieni su emiciclo da un po’ e magari non ci verrai più. Allora forse ci penserà Baggio a dirti di passarci. Ti voglio dire che ti voterò, perché te lo meriti e perché sei una brava persona. Ci ho pensato parecchio, ed il fatto che abbia avuto bisogno di tempo non deve offenderti (non sono l’uomo della fiducia cieca evidentemente). Ci vengo sempre troppo poco nella mia città, e purtroppo ci vengo sempre meno e meno volentieri (ed è soprattutto colpa mia), ma quando arrivo fatico a riconoscerla. Mi sono imbattuto in questa campagna elettorale e ne ho colto segnali inquietanti. Ne ho scoperto i lineamenti essenziali dell’Italia che non mi piace, che sottende sempre altre finalità a quelle evidenti, che si sente impegnata ed in carriera, ma è praticamente disoccupata, che è in perenne ritardo sulle cose serie e tuttavia si attarda nelle sciocchezze. Mi sono tremati i polsi nel leggere un programma elettorale che si poneva il miraggio di una Grande Isola. C’è stato solo il Grande Torino con entrambe le maiuscole e quando si iniziò a parlare di grande Milan…..i guai erano appena iniziati e non solo per il campionato di calcio. Mi sono trovato all’interno di un eletto-show invasivo del mio diritto al caffé pomeridiano che mi ha fatto sentire l’Idiota e non mi sono riconosciuto neanche in quelli che conosco bene e che sai quanto “gli voglio bene”. Mi pare quasi che il politico, al più basso livello della sua carriera, sia già un irraggiungibile manager del “pubblico”, inarrivabile perché ben più impegnato a fare qualcosa di cui non può parlare che a parlare delle cose che si devono (o dovrebbero) fare.
Poi, mentre me ne andavo (triste come che deve), scopro che Baggio sta pedalando con te, che evidentemente non hai ancora perso il tuo collegamento col resto del mondo. E questo mi piace, come mi piace trovarti spesso dalla stessa parte in cui mi sarei messo se un destino diverso ed un coraggio maggiore mi avessero permesso di schierarmi. E quando ti ho trovato da un’altra parte ho sempre notato che ci eri andato seguendo un tuo ragionamento. Di cui non ti ho mai trovato pentito o ostinatamente orgoglioso, ma di cui reclamavi la paternità (senza temerla, fuggirla o negarla).
Allora ti voglio dire che ti voto perché penso che ci sia bisogno di quelle persone che più che metterci la faccia ce la sbattono, in modo genuino, senza secondi, terzi o quarti fini, ma che arrivino alla fine dei loro ragionamenti pensando che un paese ( il paese non è la Nazione, il paese è il paese di Guareschi) si possa amministrare e non necessariamente comandare, che il popolo (quello sovrano dell’art. 1 della Costituzione) sia la parte attiva del processo politico e che è per il popolo che si governa e non è il popolo che si governa. Così ti voto augurandomi che la tua energia sia indirizzata non solo in quei settori dove tecnicamente sei capace (perché sei ingegnere), ma venga anche convogliata in quei settori dove sei capace perché sei “uomo” e sai che un uomo ha bisogno di spazi idonei e dignità per poter esprimere la sua personalità (quella auspicata dall’art. 2 della Costituzione). Come vedi il programma elettorale c’è ed è vecchio di più di 60 anni e comunque non è ancora completamente realizzato. Anzi è solo parzialmente e realizzato ed in ambiti prioritari c’è ancora molto da fare. Ti vorrei invitare a non sottrarti ai comizi, a quel tipo di confronto (monologo, ma romantico) che è comunque una chiave dell’appartenenza e della trasparenza. Così come ti vorrei invitare a non allontanarti mai dal punto di vista di chi sta in basso, non per poter scegliere soluzioni populiste o foriere di una benevolenza malsana fatta di proclami pubblicitari a base di “target raggiunti”, ma per non dimenticare mai che ci sono problemi cogenti di una gravità relativa, ma pressante, su chi è impegnato a trovare da ieri un modo dignitoso per arrivare a domani. Chissà se proprio mentre il mio paesino mi sembra lo specchio in cui vedo il peggio della mia Nazione, non si scopre che un posto per portare avanti un’idea si trova sempre. Una volta ti scrissi qualcosa sul pensiero verticale, ecco il pensiero verticale di questa campagna elettorale direi che è la consapevolezza che bisogna stare fuori dal cono d’ombra in cui si coltivano programmi attagliati alle esigenze “dei soliti” mascherandoli da “utili per tutti”. Certo, esposti a troppo sole ci si potrebbe bruciare, ma è un rischio da correre per poter dire di aver preferito farsi riconoscere alla luce del giorno piuttosto che restare confusi nella complicità della notte.
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